Archive for the ‘1970 films’ Category

Il figlio di Scaramouche e la sua spada (1973)

Produzione: Pumafilm

Direttore: Tiziano Longo

Cast:
Commedia

 

 

 

Le Leonesse – La casa aperta agli ospiti -1971

 Mio padre partecipo’ “au tournage “di questo film nel 1971
Tra i film più misteriosi della cinematografia italiana. Su Le leonesse (o La casa aperta agli ospiti, come titola il 45 giri contenente la colonna sonora – Poppi riporta i due titoli come film distinti, nel “Dizionario dei registi”, ma sono la stessa cosa) non è stato finora scritto nulla, perché nulla si è mai saputo su questo “ufo” diretto da Oscar Righini nel ’70, interpretato da Don Backy. Nella recente intervista apparsa su Nocturno, proprio Don Backy aveva raccontato un paio di aneddoti su quest’opera, che peraltro ricorda essere stata diretta “da un regista col cognome greco” e non da Righini (il francese Henry Zaphiratos, che di fatto sui contratti degli attori è indicato come co-regista del film – vedi foto).
Le leonesse nasceva sulla scorta di un copione scritto dal suddetto Zaphiratos e da Luigi Ambrosini: una storia di taglio psicologico, teatrale, con forti ambizioni autoriali; tanto che la Direzione Generale dello Spettacolo, esaminata la sceneggiatura, aveva espresso qualche perplessità al riguardo: “Lavoro di impostazione psicologica che, pur redatto con cura e con un buon approfondimanto dei caratteri, lascia una certa sensazione di freddezza, per il taglio forse un po’ troppo letterario e quindi non del tutto realistico con cui personaggi e situazioni sono descritti. (….) Perché il film ottenga, dunque, quel successo che tutto sommato meriterebbe, occorrerà buona cura in sede di realizzazione, specie per quanto concerne l’interpretazione”. Le riprese iniziarono il 24/6/’70 e si protrassero per 32 giorni, tra Tirrenia, Torvaianica ed Anzio, malgrado lo script ambientasse la vicenda in una non meglio precisata isola della Sicilia. Il budget del film, messo insieme dalla Vaguar Film di Liana Di Leo e dalla Kilimangiaro Film di Luigi Molozzi ammontava a 128.000.000 e il personale artistico era composto da soli sei attori: quattro italiani (Carla Romanelli, Don Backy/Aldo Caponi, Edda Di Benedetto e il C.S.C. Lorenzo Piani), un’ austriaca (Nadja Tiller) e un francese (Daniel Ceccaldi, la cui presenza, assieme a quella dello sceneggiatore/regista Zaphiratos, lascerebbe presupporre una quota produttiva transalpina, sebbene non risulti sui documenti ufficiali – una parte del budget, d’altronde, proveniva da prevendite estere).
seguito> Alessio Di Rocco

Le Mans – Scorciatoia per l’inferno – 1970

Un film di Osvaldo Civirani. Con Lang Jeffries, Edwige Fenech, Erna Schurer, Maurizio Bonuglia. continua» Commedia, durata 88′ min. – Italia 1970.

Dopo un sanguinoso incidente a Le Mans, un celebre pilota si trasforma in istruttore e costruttore e allena un giovanotto di talento, ma inesperto e presuntuoso, portandolo al successo. I dissensi con la moglie si placano. Uno dei più bolsi e stupidi film sulle corse e l’ambiente automobilistico diretto da Osvaldo Civirani, alias R. Kean. È la sagra dello stereotipo con un gruppo di attori legnosi e improbabili. È fiacco perfino l’aspetto documentaristico.

Production Co:
Cine Escalation

Lang Jeffries
Erna Schurer
Maurizio Bonuglia
Edwige Fenech
Franco Borelli
Roberto Messina
Franco Pesce
Paola Iacopucci
Marcello Di Paolo
Gaetano Imbró

Soggetto Osvaldo Civirani, Tito Carpi
Sceneggiatura Osvaldo Civirani, Tito Carpi
Casa di produzione Cine Escalation
Distribuzione (Italia) Cidif
Fotografia  Walter Civirani, Romolo Garroni (mio padre partecipo’ a questo film per qualche giorno di ripresa)
Montaggio Mauro Contini
Musiche Stelvio Cipriani

 

 

 


Chi ha rubato il tesoro dello scia? (1974)

Regia : Guido Leoni

Direttore di Fotografia : Romolo Garroni

Anno : 1974 Girato in Olanda e a Roma

Who stole the Shah’s jewels ?

Cast (in alphabetical order) :
Gisela Hahn
Jacques Herlin
Klaus Kinski
Nieves Navarro
Terry-Thomas
Gregory Walcott

Assistant Director Giuliano Principato

  • Production Company Tiki Film
  • Producer Francesco Thellung
  • Production Manager Giorgio Addi

 


Cenerentola 70

Cenerentola 70 (o 71 secondo il copione)

Ho trovato informazioni di questo film tra le corrispondenze di mio padre con un prod americano amico di famiglia Ettore Ponte, nonché il noleggio di materiali e macchine per questo  film introvabile “Cenerentola 70”, il copione che ho, riporta cenerentola 71 (pericolo pubblico n°1) leggendo le parole di miopadre so che c’è dentro un protagonista nero bravissimo,  in quegli anni era una novità si cominciava allora a parlara  in America della causa dei neri.  Siamo esattamente nel 1970,  sul copione c’è scritto BEL PRI CINEMATOGRAFICA, la storia che secondo mio padre è una favola,  è raccontata da un pappagallo speaker… strange era stato anche radono in inglese, pensavano di venderlo in USA.

 

 

I Lupi Attaccano in Branco (Il Vespaio) – The hornets’ nest – 1969

lupi-1.pngHornets’ Nest

Directed by Phil Karlson and Franco Cirino

Writing credits : S.S. Schweitzer (story) & Stanley Colbert (story), S.S. Schweitzer  (writer)

Cast :
Rock Hudson, Sylva Koscina (La protagonista femminile doveva essere in origine interpretata da Sophia Loren, ma ha abbandonato all’ultimo momento ed è stato sostituita dalla Koscina), Sergio Fantoni, Giacomo Rossi-Stuart, Jacques Sernas, Mark Colleano,    Mauro Gravina,    John Fordyce,  Giuseppe Cassuto,   Amedeo Castracane,    Giancarlo Colombaioni,   Ronald Colombaioni, Valerio Colombaioni,    Valerio Colombaioni,    Giuseppe Coppola,   Luigi Criscuolo,   Gaetano Danaro,  Vincenzo Danaro,   Daniel Dempsey…

Produced by Stanley S. Canter  – Original Music by Ennio Morricone
Cinematography by Gábor Pogány  (director of photography) and  Romolo Garroni ( director photography second unit)

Film Editing by Terry Williams ; Art Direction by Arrigo Equini

Makeup Department Mark Reedall for makeup artist: Rock Hudson

Production Management Graham Cottle  and Ottavio Oppo

Second Unit Director or Assistant Director Franco Cirino

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http://www.esplora.piaseinza.com/

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Girato nel Piacentino, alcune delle scene degli interni furono girati nel Castello di Rivalta a Piacenza. Il villaggio del film situato vicino al laghetto fu ricostruito appositamente. La scelta della zona (da verificare) fu casuale ma il Castello di Monticello, che si trova vicino ai luoghi di ripresa, è noto per uno dei più sanguinosi combattimenti fra partigiani piacentini e tedeschi. I partigiani ebbero la meglio ma fra i caduti, che qui furono numerosi, fu anche uno dei più valorosi partigiani delle valli piacentine: Lino Vescovi detto “Il Valoroso”. Per altre scene, si tratterebbe della Val d’Arda (la conosco poco e non saprei individuare i luoghi precisi) e soprattutto per le scene in cui compare una diga, si tratterebbe della diga di Mignano, nel comune di Vernasca.

Nord-Italia 1944: l’intera popolazione del villaggio di Reanoto viene massacrata dalle SS. I superstiti sono solo un gruppo di ragazzi in età 7-14 guidati da Aldo Mark Colleano che essendo stati testimoni dell’esecuzione gridato vendetta contro la SS. Quella notte, un gruppo di paracadutisti-sabotatori dell’esercito americano arriva nelle vicinanze del paese, con lo scopo di distruggere una diga strategica con l’aiuto dei partigiani, per favorire l’avanzamento dell’esercito degli Stati Uniti nell’area. La loro zona di atterraggio viene scoperto dai tedeschi, che li uccidono tutti, tranne il capo dei paracadutisti, il capitano Turner Rock Hudson, che è uno stato di incoscienza passa inosservato dai tedeschi quando atterra tra i rami di un albero, mentre i tedeschi catturano l’attrezzature per la demolizione dei paracadutisti morti. Aldo ed i suoi amici di soccorso Turner nascondendolo in una grotta. Rendendosi conto che Turner bisogno di cure mediche, rapiscono un medico Sylva Koscina per medicarlo. Dopo l’intervento del medico, il capitano Turner incontra tutti gli orfani, da prima è molto sconcertato ma poi sotto le pressioni del loro capo Aldo “istruisce”lui ei suoi amici l’uso di armi da guerra e tattiche. Turner coglie l’occasione come una seconda opportunità per completare la sua missione di sabotaggio con i ragazzi. I ragazzi rubano la gli esplosivi e i detonatori sequestrati dai tedeschi, ma Aldo nasconde i detonatori fino a quando Turner li conduce nella loro vendetta.

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Una Sposa Per Mao (1971)

Un film di Alan Prince (ALBINO PRINCIPE) con Sandra Dall, Andreina Paul, Emil Durville, Corrado Croce, Lea Nanni, Bruno Boschetti, Carla Mancini, Otello Belardi, Renato Malavasi. Genere Commedia produzione Italia
Actors : SANDRA DALL, EMIL DURVILLE, ANDREINA PAUL, CORRADO CROCE, BOBBY RHODES, LEA NANNI, ANNA SERENI, NUNZIA PALELLA, MANUEL BALZARINI, CARLA MANCINI, BRUNO BOSCHETTI, OTELLO BELARDI
Director Of Photography ROMOLO GARRONI
Composer MARCELLO GIGANTE
Companies BEL-PRI CIN.CA
Durata 94 minuti circa.

La Lunga Cavalcata Della Vendetta (1972)

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LONG CAVALCADE OF VENGEANCE
DEADLY TRACKERS
Un film di Amerigo Anton con Anita Ekberg, Richard Harrison, Rik Battaglia, Furio Meniconi, Dada Gallotti, Omero Gargano, George Wang.
Genere Western produzione Italia
Actors : RICHARD HARRISON, ANITA EKBERG, RIK BATTAGLIA, GEORGE WANG, FURIO MENICONI, DADA GALLOTTI, OMERO GARGANO, LORENZO PIANI, EMILIO VALE
Director Of Photography ROMOLO GARRONI , operatore Ruggero Radicchi
Composer CARLO ESPOSITO
Companies EUROPEAN UNITED PICTURES
Durata 91 minuti circa.

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Ordine Delle SS: Eliminate Borman! (1972)

Último día de la guerra, El (1970) (as J.A. Bardem)
Death Zone (UK: video title)
Ordine delle SS: eliminate Borman! (Italy)
The Last Day of the War
Ultimo giorno di guerra, L’ (Italy) Un film di Juan Antonio Bardem

Con George Maharis, Giacomo Rossi Stuart, John Clark, Gustavo Rojo, Maria Perschy, Micaela Pignatelli, Luciano Lorcas. Genere Guerra produzione Spagna, 1972 Durata 94 minuti circa.

Franz Borman è uno scienziato che, per via di ripensamenti sulla bontà della causa nazista, ha rallentato le ricerche per nuove armi ed è accusato perciò di sabotaggio. Il maggiore Skorch, delle SS, ha l’ordine di rintracciarlo e quindi di eliminarlo (vendetta quasi postuma in quanto la guerra è praticamente finita). Contemporaneamente, anche gli statunitensi ricercato lo scienziato per trasferirlo oltreoceano: Erika, la figlia di Borman, ridotta a fare la prostituta per sopravvivere, si mette a loro disposizione, essendo la sola in grado di riconoscere lo scienziato. Durante gli inseguimenti, trovano la morte alcuni americani e molti tedeschi. Eliminati i personaggi secondari, il maggiore Skorch, ridotto ad una allucinata macchina per uccidere, e l’americano sergente Cheeps, ricco di sentimenti e di coraggio, convergono verso il paesello di montagna dove s’è rifugiato Borman. Skorch vi giunge per primo e nella chiesa viene linciato da un gruppo di prigionieri civili, fra i quali lo scienziato. Sopraggiunge Cheeps, seguito da Erika: l’incontro fra Borman e la figlia è freddo e distaccato.

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Il Prato Macchiato Di Rosso (1975)

 

Un film di Riccardo Ghione con Lucio Dalla (egli scrisse, inoltre, la colonna sonora del film, fu anche autore della canzone che apre e chiude il film, e che reca il titolo omonimo), Dominique Boschero, Marina Malfatti, Enzo Tarascio, Daniela Caroli, Claudio Biava, Femi Benussi, Barbara Marzano, Nino Castelnuovo, George Willing. Genere Horror produzione Italia.

Actors : MARINA MALFATTI, ENZO TARASCIO, DANIELA CAROLI, GEORG WILLING, CLAUDIO BIAVA, BARBARA MARZANO, FEMI BENUSSI, DOMINIQUE BOSCHERO, LUCIO DALLA
Director Of Photography ROMOLO GARRONI (A.I.C.)
Composer TEO USUELLI
Companies CANGURO CIN.CA
Durata 92 minuti circa.

Gli effetti speciali utilizzati nel film, ad esempio la doccia da cui fuoriesce sangue (in vero mescolato con vino, per la delizia dei due ragazzi) sono opera di Bobby Betta, padre di Stefano P. Betta. Il film fu girato interamente a Fiorenzuola d’Arda e Castell’Arquato nel piacentino.

Trama del film. In una villa situata nelle ridenti campagne piacentine, il dottor Antonio Genovese, sua moglie Nina e suo cognato Alfiero hanno allestito un laboratorio segreto per dar vita ad un “essere perfettissimo” ricavato dai cadaveri degli incauti vagabondi che occasionalmente accettano la loro ospitalità. Il mostro sta già prendendo forma ed aspetta soltanto di essere animato dal sangue delle vittime che il previdente scienziato ha avuto cura di imbottigliare, riempiendo l’intera cantina. Una prostituta, una zingaza, un alcoolizzato e due giovani hippie che fanno sosta nella sinistra magione sono le prossime vittime designate…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recensione da CentralDoCinema.it

Un agente dell’UNESCO (?!?), scopre con stupore, che in una bottiglia, di una nota azienda vinicola italiana, vi è imbottigliato – anzichè vino – del sangue….
Nel frattempo, nei dintorni di Piacenza, due giovani hippies chiedono un passaggio ad un distinto signore, che li ospita in una villa, dove vive assieme a sua sorella e al marito di lei.
I due giovani, notano che oltre a loro, vengono ospitati un ubriacone, una zingara ed una prostituta…..ma la padrona di casa, li rassicura dicendogli che amano circondarsi di tante compagnie.
In realtà i padroni di casa nascondono, sotto l’apparenza di un’azienda vinicola, un “mostruoso” ( ! ) macchinario succhiasangue……

Girato nel 1972, ma distribuito solo nel 1975, “IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO”, si rivela una “piccola perla”, per gli amanti del “demenziale” ,oltre ogni limite.
D’accordo – potrà risultare inguardabile – ( anche sotto il profilo tecnico – registico ) ma non possiamo negare, che nella pellicola, si annidi qualcosa di assolutamente geniale – per intenderci; “IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO” è uno di quei film, che potrebbe ma non può!
Con questo non si può certo gridare al capolavoro, ma allo stesso tempo il lavoro di Ghione, non andrebbe neanche preso sottogamba, ma casomai visto in un’ottica – distaccata da un lato ( lasciandosi andare completamente alle immagini, dominate da un’estetica del “kitsch”- al limite della ricercatezza)  e attenta dall’altro : Ghione infatti, costruisce una vicenda in cui parrebbe che la stupidità ( voluta in questa caso ! ) e la comicità involontaria costituiscono l’ingrediente principale de “IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO”.
Ma è proprio da questi ingredienti controproducenti per un horror ; che l’opera di Ghione si ritaglia un suo preciso “spazio” o “nicchia” nel panorama del thriller italico, rivelandosi come una sorte di “denuncia” verso quella borghesia che ( metaforicamente )”succhia” avidamente la vita dagli emarginati – siamo dunque dalle parti di “Hanno cambiato faccia” di Corrado Farina o de “La corte notte delle bambole di vetro” di Aldo Lado.
Ma l’ottica o la logicità, in cui “IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO” si muove, è un percorso dove il “kitsch” diventa l’elemento fondamentale dell’intera vicenda – facendo sospettare l’idea – che lo stesso regista lo accetti fino in fondo, subliminando l’idea in cui il “BRUTTO” diventa “BELLO” – trasformando l’intera vicenda – in un “geniale” sberleffo ai “danni” dello spettatore stesso – e difatti Ghione sembra quasi divertirsi a girare nel migliore del peggiore dei modi una vicenda in cui gli attori vanno e vengono – a seconda del capriccio del regista – in situazioni dove “il non capibile” ( ossia il non comprendere la necessità di alcune sequenze, in funzione alla narrazione della vicenda ) e l’assoluta “follia” di alcuni raccordi ( come ad esempio la sequenza in cui un hippy facendosi la doccia, scopre con stupore che dal rubinetto non sgorga acqua, ma vino !? ) rendono il lavoro di Ghione, qualcosa di assolutamente imperdibile, per quel pubblico che ama “L’INDEFINIBILE” ( in senso positivo ) il non “RICONOSCIBILE” .
“IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO” rappresenta quel tipo di film che sfugge a qualsiasi classificazione o regola….e si colloca casomai, in una sorte di immaginaria “anarchia”, che pone lo spettatore in una posizione di assoluta subordinazione – della serie – “….prendere o lasciare!”

SCENA CULT: Praticamente tutte quelle in cui compare Lucio Dalla, nel ruolo di un ubriacone perennemente attaccato ad una bottiglia di vino, che con aria quantomai stranita, sembra non capire nulla di ciò che gli accade intorno ( urla e omicidi compresi ).

Mirco Sassoli

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